Il finocchietto selvatico

Pochi giorni fa la mia amica Vanessa mi manda due foto su whatapp…

e mi scrive:

” Indovina dove sono?”

“In Sicilia !! ” … le rispondo…   ” Ho riconosciuto il finocchietto selvatico ! “

Io lo amo il finocchietto selvatico!!! Mi ricorda l’infanzia, le passeggiate nei campi, quando da piccola andavo a raccoglierlo al mattino presto con mio padre… che profumo di terra… che profumo di anice e sole!!! E non si sentiva la fatica di lunghe camminate… no… si sentiva solo tanta serenità e non si vedeva l’ora di tornare a casa, orgogliosi e sorridenti con quel fascio enorme di finocchietto fra le braccia da far vedere alla mamma.

Il finocchietto selvatico è ottimo da mettere nella salsa, fare il sugo con il finocchietto è una vera prelibatezza, me lo ha insegnato mia nonna: a metà cottura, quando il sugo già bolle si aggiungono pezzetti di finocchietto e si lascia cuocere ancora finchè i pezzetti  saranno ben cotti.

Delizie di Agrigento ha un ottimo sugo pronto al finocchietto selvatico ….ma potete anche usarlo come aroma per condire carni e pesce, fare minestre, dei patè o dei liquori,  oppure fare delle ottime frittate come questa che ho fatto oggi.

e se avete raccolto tanto finocchietto potete lavarlo bene, tagliarlo a piccoli pezzi e conservare dentro dei barattoli di vetro nel congelatore pronto per qualsiasi piatto…. proprio come ho fatto io.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il finocchietto selvatico è una pianta che nasce in maniera spontanea su campi incolti. Può raggiungere i 2 metri di altezza ed è formato  da rametti fibrosi molto profumati che fioriscono in estate. E’ preferibile raccoglierlo in campagna lontano dalle strade trafficate e l’ideale sarebbe coglierlo asciutto dopo una bella pioggia estiva. Possiede foglie che ricordano il fieno (da cui il nome foeniculum), di colore verde e produce in estate ombrelle di piccoli fiori gialli. I frutti oblunghi, spesso scambiati per semi, sprigionano un intenso aroma di anice.

Le foglie si raccolgono in primavera quando sono molto tenere e vengono utilizzate fresche, mentre i fiori si raccolgono nel periodo compreso tra agosto e la prima metà di settembre quando sono ben aperti.

Se lo volete essiccare il metodo migliore  è quello di esporre il finocchietto selvatico all’aperto e alla luce ma non ai raggi diretti del sole poiché questo provocherebbe la volatilizzazione degli oli essenziali.

Il finocchietto selvatico non solo dà sapore ai tuoi piatti, è anche una pianta multi-benefica. Ha proprietà diuretiche e depurative, ed è anche un ottimo antinfiammatorio naturale. Come se non fosse abbastanza, contrasta il gonfiore addominale. Emmenagogo, diuretico, carminativo, antiemetico, aromatico, antispasmodico, anti-infiammatorio, epatico, viene utilizzato per chi ha difficoltà digestive, aerofagia, vomito e nell’allattamento per ridurre le coliche d’aria nei bambini. È noto infatti che una forte tisana fatta con i semi di questa pianta sia molto efficace nel trattamento di gonfiori addominali da aerofagia.
Inoltre combatte i processi fermentativi dell’intestino crasso, e quindi diminuisce il gas intestinale. Quindi può essere utile per ridurre la componente dolorosa della sindrome da colon irritabile.

Del finocchio selvatico in cucina si usano le foglie soprattutto con il pesce, i fiori seccati invece danno un aroma particolare alle patate, alla carne arrosto e alle olive in salamoia, i frutti servono soprattutto per aromatizzare dolci e liquori, ma anche pane, formaggio e per preparare tisane. Dalla cucina siciliana ci arriva una ricetta famosissima : “Pasta con le Sarde ” che non sarebbe originale se mancasse abbondante finocchietto selvatico…

E con i semi di finocchietto si puo’ preparare un’ottima salsiccia e tanti biscotti siciliani.

Il Finocchio selvatico è chiamato, indifferentemente, con due nomi: Finucchieddu rizzu o Finucchieddu î timpa. Il primo allude alle foglie, che, quando sono giovani, presentano lacinie brevi e intricate, tali da conferire all`insieme un aspetto rizzu, cioè crespo. Il secondo si riferisce all`habitat dove, in modo particolare, attecchisce la pianta: luoghi incolti, secchi e ciottolosi, che sono assai frequenti nelle timpe, cioè nelle zone scoscese ed accidentate.

Per curiosità vi racconto che l’espressione “lasciarsi infinocchiare” deriva dall’abitudine dei cantinieri di offrire spicchi di finocchio orticolo a chi si presentava per acquistare il vino custodito nelle botti. Il grumolo infatti contiene sostanze aromatiche che rendono gustoso anche un vino di qualità scadente.
La comune distinzione tra finocchio femmina e finocchio maschio è solo formale: il primo è di forma allungata e il secondo tondeggiante.
Il termine “finocchio”, utilizzato per denotare spregiativamente un uomo con atteggiamenti femminili o tendenze omosessuali, risale secondo alcuni al Medioevo, quando la Santa Inquisizione metteva al rogo i presunti colpevoli di stregoneria o omosessualità. Alle fiamme s’aggiungeva una fascina di finocchio selvatico, che si riteneva avesse il potere di purificare le carni impure ma anche per stemperare l’odore acre della carne bruciata. Di qui, l’antico detto popolare: “oggi si brucia il finocchio”, per annunciare l’accensione di un rogo.

E’ noto che mangiando del finocchio crudo si altera la sensibilità delle papille gustative e da ciò deriva il termine “infinocchiare”; infatti, in passato, gli osti disonesti usavano servire agli avventori un piatto di quest`ortaggio prima di propinare loro i vini più scadenti.

Fin dall’antichità si attribuivano a questa pianta virtù medicinali: Plinio la considerava una protezione contro il veleno dei serpenti e un buon sistema per acuire la vista. Quest’ultima proprietà è stata studiata su animali da laboratorio da un gruppo di ricercatori indiani che hanno utilizzato estratti acquosi di finocchio selvatico per scoprire eventuali proprietà utili nel combattere il glaucoma. Nonostante la necessità di ulteriori studi per capire bene il meccanismo d’azione e l’eventuale tossicità nell’uomo, questa pianta ha mostrato una promettente capacità oculo-ipotensiva.

Nel Medioevo era considerato un’erba magica e nel solstizio d’estate era posto sugli usci per scacciare gli spiriti avversi.

Il finocchio è stato considerato in passato anche simbolo di forza (veniva consumato dai gladiatori col quale anche si cingevano la testa).

 

Insomma cari amici, se vi troverete a passeggiare nelle campagne siciliane …. raccoglietelo anche voi  e lasciatevi incantare dal profumo del  finocchietto selvatico….         #ML#