L’Amuri….

Ieri sera, sedute in terrazzo per la  prima serata all’aperto sotto le stelle di primo aprile,  mentre parlavamo dell’amore e gustavamo  un meraviglioso Moscato con dei dolci siciliani, sotto una luna quasi piena,  la mia amica Valeria mi ha recitato una bellissima poesia, di un autore del suo paese natìo in provincia di Catania, Belpasso….

 

                                                                                                          L’AMURI

Mamma, chi veni a diri ‘nnamuratu?

– …Vóldíri… un omu ca si fa l’amuri.

– E amuri chi vóldiri? – …E’ un gran piccatu;

è ‘na bugía dí l’omu tradituri!

– Mamma…, ‘un è tantu giustu ’ssu dittatu…

ca tradímenti non nn’ha fattu, Turi!

– Turiddu?… E chi ti dissi, ’ssu sfurcatu?

– Mi díssi… ca prí mía muria d’amuri!

– Ah, ’stu birbanti!… E tu, chí ci dicisti?…

– Nenti! … Lu taliai ccu l’occhi storti…

– E poi?… – Mi nni trasii tutta affruntata!…

– Povira figghia mia! … Bonu facisti! …

E… lu cori? – Mi batti forti fortíi…

– Chissu è l’amuri, figghia scialarata!

 

QUANDO TI BATTE FORTE FORTE IL CUORE……

QUELLO E’ L’AMORE.

così ci insegna NINO MARTOGLIO , grande scrittore e autore teatrale a cui dedico questa pagina….

 

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Novant’anni fa, a soli 50 anni, moriva tragicamente il poeta e regista Nino Martoglio. Era il 15 settembre del 1921.

 Martoglio precipitò dentro la tromba  di un ascensore all’ospedale Vittorio Emanuele mentre erano in corso dei lavori. Aveva appena fatto visita ad un parente che in quel nosocomio era ricoverato. Le circostanze non furono mai chiarite del tutto, anche se nella versione ufficiale si dichiarò che si trattò solo di “accidentale caduta”.

Nino Martoglio, Nacque a Belpasso, presso Catania, il 3 dic. 1870 dall’avvocato e giornalista Luigi e dalla maestra elementare Vincenza Zappalà Aradas.

Avviatosi a quattordici anni agli studi nautici e compiute quattro navigazioni (1886-90), conseguì a diciannove anni il brevetto di capitano di lungo corso, ma abbandonò la carriera per entrare nella redazione della Gazzetta di Catania, fondata dal padre, prima di dare vita a un proprio giornale, il settimanale satirico D’Artagnan .

Come il titolo del suo giornale fu uomo battagliero difensore degli oppressi, in particolare dei poveri della Civita, l’animato quartiere del sottoproletariato catanese.

Sul settimanale vi furono pubblicati sonetti siciliani sulla «maffia», poi riuniti con il titolo ’O scuru ’o scuru (Catania 1896) e il dramma in otto sonetti ’A tistimunianza (1899). Questi sarebbero confluiti nel volume Centona (ibid. 1899), destinato ad arricchirsi di ulteriori versi in dialetto siciliano – le raccolte Lu fonografu, «sonetti berneschi dialogati», La ’atta e la fimminaFimmini beddiL’omuMarvi e Marvizzi, il «polimetro satirico bernesco» La triplici allianza, il «bozzetto melodrammatico» Vanni Lupu (con prefaz. di L. Pirandello).

Apprezzato anche come dicitore dei propri versi, Martoglio  partecipò a due grandi convegni di poeti dialettali a Roma (teatro Nazionale, 25 maggio 1901) e a Milano (teatro Filodrammatici, 8 febbr. 1903), mentre la lunga esperienza del D’Artagnan contribuiva a precisare un primo nucleo tematico originale e a formare il tirocinio stilistico dello scrittore, orientato verso un linguaggio realistico-popolare sensibile al registro dialogico, banco di prova della successiva attività teatrale.

Nel 1902 Martoglio venne eletto consigliere comunale nella lista dei partiti popolari; nel 1904 – anche in seguito a dissidi con i socialisti catanesi – si trasferì a Roma e nell’ottobre dell’anno successivo sposò Elvira Schiavazzi, sorella del tenore Pietro. Dalla loro unione nacquero quattro figli: Luigi, Marco, Bruno, Licia e Maria.

Intanto, fin dal 1903, era iniziata l’intensa avventura teatrale del Martoglio commediografo, promotore e direttore di compagnie siciliane: una vicenda che, salvo il biennio 1913-14 impegnato nel cinema, lo avrebbe visto protagonista entusiasta e instancabile fin quasi alla morte, svolgendo «funzioni di appassionato e non sempre fortunato grande operatore teatrale, di “inventore” di quel teatro siciliano che si sarebbe imposto per l’originalità e la ricchezza dei suoi apporti alla vita artistica italiana come l’unico teatro di respiro regionale e nazionale»

Martoglio sollecitò i maggiori scrittori isolani (da G. Verga a Capuana, da F. De Roberto a Pirandello ) a creare un originale repertorio siciliano, scoprì autentici talenti attorici (fra loro G. Grasso, A. Musco, Marinella Bragaglia, Mimì Aguglia, T. Marcellini) tentando di coniugare la qualità alta della drammaturgia d’autore con l’arte istintiva e spontanea di interpreti popolari non condizionati da manierismi accademici. Ma, nonostante l’entusiasmo di pubblico e di critica, le compagnie siciliane che formò, amministrò e diresse furono costrette a sciogliersi rapidamente per difficoltà economiche.

Tre furono, tra il 1903 e il 1908, le formazioni create e dirette dal M.: alla prima Compagnia drammatica dialettale siciliana (con Grasso, Musco e la Bragaglia), che debuttò il 16 apr. 1903 al Manzoni di Milano con La zolfara di G. Giusti Sinopoli e si sciolse nell’agosto successivo, fece seguito la seconda (accanto a Grasso e Musco c’era la Aguglia) che debuttò il 2 apr. 1904 al Biondo di Palermo con Malìa di Capuana. La terza compagnia si avvalse di attori nuovi (Marcellini, Carmelina Tria e Margherita Anselmi affiancarono Musco), debuttò allo Storchi di Modena il 30 dic. 1907 con Dal tuo al mio di Verga e si sciolse poco dopo, nel marzo del 1908.

Anche il successivo esperimento tentato dal M. nel 1910, l’istituzione del teatro Minimo a sezioni presso il Metastasio di Roma, vera e propria «iniziativa d’avanguardia» (Zappulla, 1985, p. 10), durò lo spazio di un solo anno. A questa occasione risalgono il debutto teatrale di Pirandello (La morsa Lumie di Sicilia), nonché la nascita di quella che si sarebbe rivelata una ultradecennale fraterna amicizia tra i due scrittori, testimoniata anche da un interessante carteggio privato.

Pirandello e il Martoglio scrissero a quattro mani ’A vilanza (3 atti in siciliano messi in scena all’Olympia di Palermo il 27 ag. 1917 dalla compagnia Marcellini) e Cappiddazzu paga tuttu (3 atti in siciliano: rappresentazione postuma, Taormina, palazzo del Parlamento, 8 marzo 1958, compagnia del Teatro Mediterraneo diretta da G. Cutrufelli).

Nel biennio 1913-14 il M. si dedicò al cinema, occupando subito un ruolo da protagonista: a differenza della maggior parte degli intellettuali italiani, intuì le potenzialità creative ed economiche della nuova arte e iniziò fin dal 1913 a scrivere per la Cines i soggetti de Il salto del lupo (con A. Novelli ed Enna Saredo) e de Il gomitolo nero (con Leda Gys e Novelli).

Nino Martoglio fu Giornalista, poeta, commediografo e tra i primi registi  che la cinematografia europea ricorda.

Il suo primo film, “Sperduti nel buio” esaltò le doti drammatiche del grande Giovanni Grasso, fino a quel momento conosciuto solo come attore teatrale.

Ancora oggi, Martoglio è considerato la voce autentica del popolo catanese”. Descrisse personaggi e luoghi col linguaggio verace del suo tempo. Martoglio che si ispirò alla cultura verista, possiamo considerarlo il vero fondatore del teatro Siciliano.

Testimone attento di una società emarginata, Martoglio rispecchiò nel suo teatro l’osservazione della realtà ambientale esprimendone ora i lineamenti passionali e sentimentali, lirici e delicatamente poetici, ora i tratti brillanti e farseschi, caricaturali e satirici con un’inventiva esuberante ed eclettica che all’innata vocazione teatrale affidava l’intreccio dei meccanismi scenici e la tenuta di un tessuto dialogico rivitalizzato dall’originaria energia espressiva del dialetto.

Martore riuscì ad amalgamare il colorato disegno dei personaggi e delle macchiette con il quadro corale di una società paesana della quale assunse le caratteristiche regionali, il costume e il sapere antico nell’urto con la realtà e il presente, toccando la sostanza viva di originali contrasti drammatici: qualità che legittimano il giudizio di un Martore  rinnovatore della drammaturgia verista siciliana

La sua morte, per certi versi appare ancora misteriosa. Camilleri cita una poesia di Nino Anastasi, scritta pochi anni dopo la tragedia, in cui l’autore adombra il sospetto che non di incidente si sarebbe trattato, bensì di omicidio scaturito da uno scambio di persona. Nel tempo, le ipotesi circolate sono tante; le più fantasiose, certo. “A pensar male si fa peccato, ma, a volte, si azzecca”, recita un noto proverbio.                                   #ML#

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